Non si può morire bruciati vivi. Non si può morire per aver rivendicato diritti e dignità.
La tragedia di Amendolara non può essere archiviata come un caso isolato. Oggi, assieme a Elly Schlein alla manifestazione promossa dalla CGIL, è stato ribadito con forza: al caporalato va detto un basta definitivo.
La Calabria non è più disposta a tollerare le condizioni di vulnerabilità in cui versano i lavoratori delle nostre campagne. Non possiamo più accettare che i frutti della nostra terra siano prodotto di sfruttamento e restino macchiati di sangue.
È necessario sostenere le filiere sane e vigilare affinché le tutele esistenti siano applicate rigorosamente, garantendo un lavoro sicuro e dignitoso a chiunque sia impiegato nella catena agricola. Tutti, indistintamente. Compreso chi raggiunge l’Italia per costruirsi un futuro.
Dobbiamo garantire un sistema produttivo connesso e integrato, che tuteli allo stesso tempo la filiera e la dignità dei lavoratori. Questo significa attuare pienamente e rafforzare la legge contro il caporalato. Senza lasciare vuoti normativi che generano invisibilità, ingiustizia e vittime.


